Angelo Petrosino: “Scrivo perché credo nei bambini”

Penso che ogni scrittore vorrebbe sentirsi rivolgere questa domanda dai suoi lettori, a proposito di un personaggio che ha creato. Attribuire delle caratteristiche reali a un prodotto dell’immaginazione, dargli la consistenza che si riconosce a un amico, a un vicino, a uno che si conosce bene per una lunga frequentazione, vuol dire sentirlo composto di emozioni, di sentimenti, di pensieri, di desideri concreti. Di vita vera, insomma.

È questo che fa Valentina da venti anni, accompagnando successive generazioni di bambine e di ragazze (ma ha sempre avuto anche un folto seguito di maschietti…).

Mi chiedono sovente se il fatto di essere stato insegnante abbia contribuito in modo significativo all’invenzione di questa bambina.

Come negare che sia stata la scuola a darmi una conoscenza più precisa e approfondita dell’infanzia? Ho vissuto nelle aule scolastiche con un doppio scopo: innamorare i bambini delle parole e delle storie e pormi in ascolto non occasionale dei loro bisogni, delle loro incertezze e dei loro dubbi.

Quante volte i loro genitori mi hanno detto: “Tu dei nostri figli ne sai più di quanto ne sappiamo noi”.

Forse era vero. Ogni giorno, entrando in classe, mi sforzavo di non trascurare nessuno, di essere attento a gesti, richieste, comportamenti. Non eludevo nessuna domanda, prendevo sul serio crucci, timori, aspirazioni anche impossibili.

Probabilmente proprio per questo i bambini mi rispettavano, mi consideravano un adulto affidabile al quale potevano aprirsi sapendo che li avrei presi sempre sul serio, che non li avrei lasciati soli e che non li avrei mai traditi.

Mi stava a cuore il loro benessere fisico e, soprattutto, quello emotivo, perché il mio desiderio era quello di renderli più forti contro gli ostacoli che, come tutti, erano destinati ad affrontare.

Perciò mi parlavano molto e “squadernavano” davanti ai miei occhi un mondo di idee, di pensieri, di sogni infantili che di solito rimangono nascosti agli adulti e che si sviluppano tra ansie e confusioni nella cerchia dei coetanei e nelle prime relazioni di amicizia che si instaurano a scuola.

Dunque alla domanda se la scuola mi abbia aiutato a dare a Valentina la concretezza che tante lettrici e lettori le attribuiscono, con un po’ di stupore e di meraviglia, la risposta è naturalmente sì.

In lei ritrovano la realtà e il sogno, in lei si rispecchiano, con lei intraprendono viaggi veri e immaginari, allacciano i rapporti che vorrebbero intrattenere con un’amica speciale.

Molte colleghe, e colleghi insegnanti, ricorrono alle storie di Valentina per parlare con i loro alunni di bambini che crescono, del mondo che cambia intorno a loro, del potere che hanno le storie di regalare forza, serenità, coraggio.

Le stesse cose me le raccontano madri e padri, che spesso fanno una lettura condivisa delle storie di Valentina dialogando con i loro figli. E oggi questo dialogo è diventato quasi quotidiano attraverso il blog di Valentina: www.ilmondodivalentina.it

“Perché continui a scrivere?”, mi chiedono. Perché continuo a credere nei bambini e, attraverso di loro, nel futuro e nella vita.

 Angelo Petrosino

Scrittore per ragazzi