la figlia del re drago

“C’era una volta, in un paese piuttosto lontano chiamato India,

una bambina di circa otto anni. Era una tipetta speciale,

perché era mezzo bambina e mezzo draghetta.”

In fondo al mare vive la principessa Ryunio. Ha le ali di drago del suo papà e i lunghi capelli da sirena della sua mamma. Ama ascoltare i grandi Saggi che sanno tantissime cose. Ama essere felice e rendere felici gli altri. Ma c’è chi pensa che una bambina – piccola e per di più femmina – non possa essere così in gamba. E se invece fosse proprio una Draghetta di otto anni a dimostrare al mondo che ognuno di noi è prezioso, come la gemma più rara?

Rossana Campo firma La figlia del re drago, una favola con illustrazioni di Alessandro Sanna – uno dei più apprezzati disegnatori per bambini. Un racconto che ha le sue radici nella religione, ma che assume un significato universale perché parla di pregiudizio, rispetto del più debole e importanza di donne e bambini.  Abbiamo incontrato la scrittrice per rivolgerle qualche domanda di approfondimento.

Come è nata l’idea per questa favola?

Medito e studio da venti anni il Buddismo. Nelle mie ricerche personali mi sono imbattuta nella figura di questa bambina draghetta. Mi ha colpito molto il fatto che per metà questa bambina era una creatura infernale, figlia del Re Drago. La bambina, ascoltando e mettendo in pratica gli insegnamenti, dice “Io mi posso illuminare adesso” con grande stupore dei discepoli che non ci credevano e avevano mille pregiudizi. Ecco, partendo da questa storia, che mi ha catturato, ho voluto scrivere una favola con protagonista una figura femminile che ha la possibilità di realizzarsi.

È stato difficile spiegare il Buddismo ai più giovani?

È comprensibile a tutti, anche ai piccoli. Alla radice c’è un messaggio e un atto semplice. Come la meditazione che ci impone di riflettere su cosa c’è alla base di noi stessi. Il Budda dice che alla base ci deve essere una gioia: la lettura e la scrittura è un modo di meditare che ci riporta alle radici dell’essere.

La letteratura d’infanzia può aiutare i bambini a confrontarsi con temi importanti?

Sicuramente, ci sono libri che ora trattano di malattia, sofferenza, dolore, handicap. Per leggere bisogna fare un esercizio, fare spazio dentro di sé, per comprendere. Leggere è un modo per stare con se stessi, ascoltare le proprie emozioni, elaborare delle sofferenze.


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