dislessia: l'esperienza di Francesco Riva

Alle elementari Francesco è un disastro: non ricorda i mesi dell’anno, confonde le lettere e non riesce proprio a imparare le tabelline. L’ora di matematica – la sua bestia nera – la passa a disegnare, relegato in fondo all’aula. Finché arriva la maestra Diana, che capisce tutto: quello scolaro non è né pigro né poco intelligente, forse è dislessia. I test confermano in pieno i sospetti, ma la supermaestra ha già escogitato un piano strategico: il bambino non studierà leggendo i libri, ma ascoltando e, per esercitare la memoria, recitando.

Questa è uuna storia vera, la storia di Francesco Riva, ventiquattro anni, autore di teatro e attore teatrale e cinematografico. Diplomato presso l’European Union Academy of Theatre and Cinema (EUTHECA) a Roma, ha trasformato la sua tesi – un monologo sulla sua esperienza scolastica di bambino dislessico – in un fortunato spettacolo dal titolo DiSlessia… Dove Sei, Albert? 
Nel libro Il pesce che scese dall’albero (Sperling&Kupfer), da poco in libreria, Francesco racconta il suo percorso, dedicando le pagine scritte ai tanti ragazzi che si sentono stupidi perché sono lenti a leggere, scrivere o fare i calcoli, e non sanno che la dislessia non è una malattia, ma solo un diverso modo di funzionare del cervello.

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Il libro utilizza impaginazione e font che seguono criteri di facilitazione della lettura, così da poter essere letto agevolmente anche da chi ha difficoltà.

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Ecco il messaggio di Francesco per tutti coloro che seguono LeggendoLeggendo.

Fin da piccolo ho avuto l’impressione, in molte occasioni, di essere diverso: pensavo in maniera diversa, scrivevo male, non sapevo le tabelline. Mi sentivo uno stupido quando  ascoltavo i miei compagni che leggevano più veloce di me, mentre invece io, quando mi veniva chiesto di leggere ad alta voce, sentivo l’impulso di scappare per la vergogna. Poi un giorno ho ricevuto, abbiamo ricevuto (tutta la famiglia), una risposta ai nostri dubbi: ero semplicemente dislessico.

Ed ecco spiegato tutto: “Allora  non  sono stupido!” – mi sono detto – “Tutt’altro! Ho un pensiero alternativo, intuitivo, diverso! Io, come tanti altri bambini e bambine in Italia e nel mondo… Vedete ragazzi, mamme e papà, a volte la Scuola fa un po’ fatica a vedere questa diversità intellettiva, e non la valuta come una occasione per fare un’esperienza, per crescere professionalmente. Ma un giorno, ve lo auguro, vi capiterà, come è successo a me e a molti ragazzi e ragazze, che arrivi l’insegnante con “I” maiuscola. Come la maestra Diana che non si è tirata in dietro di fronte a un apparente problema, ma che l’ha accolto, adoperandosi con tutte le sue capacità e il suo tempo ad aiutare me e chi, come me, era più in difficoltà, adottando quelle strategie e quegli strumenti, che sono risultati i più efficaci. Il docente ha una grandissima responsabilità: quella di crescere degli individui autonomi che saranno i cittadini consapevoli e attivi del domani. Il nostro futuro è nelle mani della Scuola e di tutti coloro che ne fanno parte, e sto parlando di tutte le figure: genitori, professori, dirigenti scolastici, psicologi, pedagogisti.

Nel mio libro cito il concetto buddista di “trasformare il veleno in medicina”, che in breve significa fare di un apparente difetto una virtù. Per noi DSA vuol dire riconoscere le nostre modalità di apprendimento, i nostri punti di forza; vuol dire anche accettare i propri limiti, che spesso sono motivo di vittimismo. Con l’aiuto di persone competenti e di chi ci ama, si arriva così a comprendere che questo demone sarà la tua arma vincente, che tu hai una marcia in più. Pensate a cosa hanno fatto alcuni dei più importanti dislessici della storia tra cui Albert Einstein, Walt Disney, Agatha Christie, Mika. Non voglio dire che sia totalmente merito della dislessia se hanno realizzato grandi cose, ma sicuramente il loro punto di vista unico e alternativo ha contrassegnato la loro esistenza.

In questo libro ho cercato di trasmettere con tutto il cuore quella che è stata la mia esperienza come dislessico, bambino, ragazzo e poi attore. La storia di un percorso di crescita a volte fatto di gioie a volte di dolori, di sconfitte e di vittorie, di salite e di discese, “la storia del pesce che scese dall’albero”.

 


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