Intervista a Daniela Palumbo

Dal 22 gennaio è in libreria A un passo da un mondo perfetto, il nuovo romanzo della scrittrice e giornalista Daniela Palumbo. In questa intervista ci racconta qualcosa in più sulla storia di una toccante amicizia.

Cosa rappresenta per te questo libro? Che percorso personale c’è stato tra il tuo libro Le valigie di Auschwitz e a Un passo da un mondo perfetto?

Dopo Le Valigie di Auschwitz sono tornata spesso a raccontare quelle storie, quella Storia. A un passo da un mondo perfetto è anche un viaggio per me. La Shoah è stato sempre questo in fondo: un viaggio dentro l’uomo. E, dunque, sono ripartita.

La prima cosa che ho scoperto è che non si fa mai lo stesso viaggio. Come quella volta che per raccontare la vita di Liliana Segre mi sono messa alla ricerca di una voce capace di ripercorrere il suo viaggio. La seconda cosa che ho scoperto è che non esiste un approdo definitivo.

La Shoah è un viaggio che non finisce, come tutti i pellegrinaggi interiori che si interrogano sull’uomo, sul senso e il modo di abitare la vita. In A un passo da un mondo perfetto, Iris e Ivano sono complici. Uniti da una inimmaginabile amicizia. Tra loro, un tempo rabbioso, di guerra e pregiudizio. Ma Iris ama quel tempo, dentro ci sono le voci care, gli affetti, la certezza di un luogo dove riconoscere se stessa. Eppure è anche un tempo che non sa dare risposta alle sue domande.

Il suo è un viaggio più difficile. E allora che fa? Si chiede perché. Semplicemente. Le risposte di Iris sono piccole crepe che via via diventano grandi. Dolorose. Ma generatrici di senso.

Iris ha incontrato un dolore che fa crescere. Perché ci ha fatto stare anche l’amore, dentro. Io ho cercato di raccontarlo in un libro. La letteratura questo fa, racconta l’inimmaginabile.

Ci descrivi la protagonista, Iris?

Iris è curiosa. È riflessiva. Le cose che vede e che ascolta non scivolano mai su di lei. È abituata a farle risuonare dentro. Guarda le persone con l’ingenuità dei suoi 11 anni. Si sorprende delle parole e delle persone, ma non fa mai un passo indietro quando si tratta di fare domande! Iris guarda il mondo dalla parte del carnefice perché dentro quel mondo ci sono i suoi genitori, che lei ama moltissimo. Non potrebbe essere altrimenti. Ma quando incontrerà un uomo che è deriso, picchiato, non riconosciuto come essere umano, quel suo mondo perfetto sarà messo in pericolo. E lei, con un coraggio inaudito, non si tirerà indietro nel tentativo di capire, anche a costo di far crollare il suo mondo perfetto.

Quanto è importante la Memoria, cioè tramandare, raccontare quello che ha rappresentato la Shoah?

Questo è un passaggio cruciale con i ragazzi, che oggi si sentono lontani anni luce dalla nostra storia recente. Allora la Memoria deve essere un ponte, un passaggio che li accompagna ai punti di contatto fra il passato e il presente. E quando il passato riusciamo a vederlo accanto, vicino, presente, allora questo ponte può esserci utile anche per parlare di futuro.

Penso ad esempio alle parole di Liliana Segre. Quando lei parla usa termini della contemporaneità.
In Scolpitelo nel vostro cuore, Liliana scrive: “Io sono stata clandestina, schiava lavoratrice, profuga.” Ecco, la senatrice Segre ha capito che la Memoria prende vita nei ragazzi più giovani se fornisci loro degli esempi contemporanei. Implicitamente gli dici: “Posso parlarti di ieri, raccontandoti di oggi”.

I nostri ragazzi sono abituati a pensare, ascoltare, parlare, emozionarsi per immagini, che pescano dal “qui e ora”. Il loro è un tempo eternamente presente dove le immagini corrono tutte insieme in una realtà che rischia di diventare un elenco di parole senza vita.

Noi che parliamo di Memoria dobbiamo cercare di farli fermare su quelle parole. Interrogandoci noi stessi sul senso del passato dentro la nostra vita, qui e ora.

E qui e ora ci sono i profughi, i cosiddetti clandestini, gli schiavi lavoratori. Allora, la rappresentazione del significato profondo di queste parole, anche per loro può diventare più facile, immediata.

La Memoria, dunque, può e deve parlare anche attraverso il presente. Così li possiamo accompagnare su quel ponte e da “qui e ora” dare loro gli strumenti per comprendere un possibile futuro. La storia, tutta la storia, ci serve a questo. A interpretare i segnali di ciò che è stato e che, come diceva l’immenso Primo Levi, “se è accaduto, può succedere ancora”.

Occorre conoscere la storia per capire come e perché dentro la società di settanta, e ottanta anni fa, è avvenuto quel cambiamento che ha accompagnato gli esseri umani verso la tragedia.

E i romanzi storici accompagnano con le emozioni e l’empatia l’avventura dell’essere umano dentro il mondo. Qui e ora.

Per dare un consiglio alle insegnanti, quali punti del tuo romanzo posso essere portati in classe per sviluppare riflessioni o attività?

In generale si può affermare che i libri per bambini e ragazzi, quando affrontano storie difficili, offrono una chiave di accesso che scuote, come primo impatto, le emozioni. E allora l’amicizia fra Iris e Gerolf è un passaggio fondamentale. Nell’adolescenza l’amicizia (si veda anche quella fa Gerolf e Otto) è la cosa più importante e formativa della vita: da lì si possono percorrere tanti segmenti di storia.

Il cambiamento di vita importante per Iris, che si allontana dalla sua città, da Helga, dalla sua casa natale. A quell’età si cerca un centro permanente, i cambiamenti non sono mai accolti con gioia. Allora lo spunto è sicuramente il cambiamento di vita imposto da una guerra che avviene ad esempio per i bambini stranieri che arrivano qui. Fame, guerre e persecuzioni allontanano i bambini (e gli adulti) dai loro mondi.

Un’altra chiave di accesso per lavorare con i ragazzi può essere dato da una parola che sembra desueta, ma che personalmente, nei romanzi, tento di iscrivere nell’alfabeto umano dei personaggi che disegno: la compassione. La nonna di Iris le chiede l’impegno a restare umana attraverso la compassione, che è un sentimento di vicinanza verso chi soffre, ed è l’unico, insieme alla capacità di senso critico, in grado di superare il pregiudizio.

Le schede che gli insegnanti trovano su LeggendoLeggendo sono state pensate proprio per riflettere su questi e altri temi presenti nel libro: ritengo siano utili catalizzatori di attività.