«Per risolvere l’enigma del furto del suo dipinto, il mondo avrebbe avuto bisogno di qualcuno come Leonardo da Vinci stesso: qualcuno capace di osservare.»
Cosa c’è di più coinvolgente che raccontare l’arte come se fosse un’indagine da risolvere, un enigma da decifrare, un’avventura da vivere fino in fondo?
Perché l’arte, a ben guardare, è proprio questo: passione, mistero, emozione. E il libro di Nicholas Day, Il formidabile furto del quadro più famoso del mondo (Mondadori, traduzione di Chiara Messina), ce lo ricorda con brillante ironia e ritmo serrato, catapultandoci dentro uno dei momenti più sorprendenti della storia dell’arte: il furto della Monna Lisa dal Louvre, avvenuto nel 1911.
«Era lunedì 21 agosto 1911, e finalmente era mattina. […] L’uomo nel ripostiglio, invece, era intenzionato a mettere le mani su qualcosa di più prezioso.»
Immaginate di essere a Parigi, agli inizi del Novecento. Un uomo in camice bianco si nasconde in un ripostiglio del museo più famoso del mondo. Nessuno lo nota, nessuno lo ferma. Esce, prende il quadro e se ne va. Nessun allarme, nessuna guardia. Così scompare la Gioconda.
Fino a quel momento, era “uno dei tanti Leonardo”. Dopo quel gesto, diventa leggenda.
«Non si parla d’altro che della Gioconda. Non si cerca altro che la Gioconda».
Day ci racconta questa storia vera con il tono di un grande romanzo rocambolesco: tra errori clamorosi, teorie assurde, investigatori distratti e giornali impazziti.
Ma il libro fa di più: ricostruisce anche la figura di Leonardo da Vinci con precisione e simpatia, alternando i capitoli ambientati nella Parigi del 1911 con quelli sulla vita del genio rinascimentale, in un gioco di specchi tra passato e presente.
«Nel giro di una notte Parigi divenne una città ossessionata da una donna.»
La vicenda della scomparsa della Monna Lisa è senza dubbio avvincente, ma se Il formidabile furto del quadro più famoso del mondo cattura fin dall’inizio, il merito è tutto dello stile: vivace, ironico, affilato e ricco di curiosità. Nicholas Day scrive con una voce narrante piena di intelligenza, capace di rivolgersi a giovani lettori e lettrici con leggerezza, senza scivolare nella superficialità.
Il libro alterna registri narrativi: dall’azione quasi noir dell’inizio, con il ladro che si muove nell’ombra del Louvre, alle riflessioni su Leonardo da Vinci e la sua visione del mondo. La scrittura è disseminata di citazioni fulminanti, osservazioni storiche puntuali e una sottile comicità che rende ogni pagina un piacere da leggere.
Questo tono ironico, che sa accogliere l’errore umano e l’assurdo della realtà, rende il romanzo particolarmente adatto a letture in classe: coinvolge, diverte, e allo stesso tempo stimola il pensiero critico.
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Ma chi era davvero la Monna Lisa?
Dietro il sorriso più enigmatico della storia dell’arte c’è un volto reale: si pensa quello di Lisa Gherardini, nata a Firenze nel 1479 e andata in sposa a Francesco del Giocondo, ricco mercante di seta. Da qui il nome Monna Lisa (abbreviazione di Madonna Lisa) e anche Gioconda, con cui il quadro è noto in Italia.
Eppure, al di là dell’identificazione, la Monna Lisa continua a sfuggire a ogni definizione: non è solo un volto, ma un’idea, un simbolo di bellezza, di mistero, persino di modernità.
Quel sorriso sottile, la postura calma, lo sguardo che sembra seguirci: sono tratti che Leonardo ha saputo rendere quasi vivi, grazie alla sua straordinaria tecnica dello sfumato e alla sua capacità di cogliere l’essenza dell’animo umano.
Forse è proprio questa combinazione tra ritratto reale e aura mitica ad aver fatto della Monna Lisa qualcosa che va ben oltre l’immagine: una figura senza tempo, capace di parlare ancora oggi a chiunque la guardi.
Altri furti eclatanti nella storia dell’arte
Il furto della Gioconda non è stato un caso isolato. Nella storia dell’arte, i colpi messi a segno ai danni di musei e collezioni sono stati tanti, diversi tra loro e spesso al limite dell’incredibile. Come ha raccontato tempo fa la rivista statunitense ArtNews in una sua celebre classifica dei venticinque furti d’arte più clamorosi di sempre (poi ripresa anche da Il Post), questi episodi spaziano da colpi spettacolari a furti di una semplicità disarmante, ma con esiti spesso imprevedibili.

Caravaggio, Natività (foto tratta da Wikipedia)
Uno dei più celebri resta quello della Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi di Caravaggio, rubata nel 1969 a Palermo e mai più ritrovata: si ipotizza che sia finita nelle mani della mafia e forse addirittura distrutta. Eclatante anche il furto della preziosa Saliera di Francesco I di Benvenuto Cellini, una scultura in oro e smalto definita “la Gioconda della scultura”, rubata nel 2003 dal museo di Vienna da un ladro solitario esperto in sistemi di sicurezza, poi arrestato solo anni dopo.

Saliera di Francesco I di Benvenuto Cellini (foto tratta da Wikipedia)
Tra i casi più misteriosi spicca quello del Museo Isabella Stewart Gardner di Boston: nel 1990 due uomini travestiti da poliziotti portarono via tredici opere, tra cui capolavori di Rembrandt, Vermeer e Manet. Nonostante le indagini e una ricompensa milionaria ancora attiva, le opere non sono mai state ritrovate. E poi c’è L’urlo di Munch, trafugato nel 1994 a Oslo in pieno clima olimpico: i ladri entrarono, tagliarono il filo che collegava il dipinto alla parete e prima di andarsene lasciarono anche un bigliettino con scritto “mille grazie per la scarsa sicurezza“. Fu recuperato solo mesi dopo grazie a un’operazione internazionale.
Come la Gioconda, anche queste opere rubate finiscono spesso per diventare qualcosa di più del loro valore artistico: diventano storie, leggende, ferite ancora aperte nel tessuto culturale collettivo.
L’arte in classe: un’avventura da vivere insieme
Avvicinare i ragazzi e le ragazze all’arte significa far capire che un dipinto (come anche una scultura) non è solo un oggetto statico appeso a una parete, ma una storia viva (che può rivelarsi tra l’altro molto avventurosa!).
In classe, l’incontro con l’arte può e deve diventare un’occasione per esercitare la curiosità. Di fronte a un’opera, non si tratta solo di chiedersi “che cosa vedo?”, ma di ampliare lo sguardo e domandarsi: chi era l’artista che l’ha dipinta? In che epoca ha vissuto, e cosa stava accadendo nel mondo mentre i suoi lavori prendevano forma? Le opere d’arte sono sempre figlie del loro tempo: portano con sé le tensioni, i sogni e le trasformazioni di un’epoca.
Ecco perché leggere un libro come Il formidabile furto del quadro più famoso del mondo può essere il primo passo per costruire un dialogo profondo sull’arte. Si può partire da questa storia per parlare di Leonardo, ma anche di comunicazione, di giornalismo, di immagine pubblica. Si può scrivere un racconto dal punto di vista della Monna Lisa, analizzare le differenze tra passato e presente, immaginare un museo del futuro.
L’importante è non chiedere di “capire l’arte”, ma di viverla.
E per continuare il viaggio, in questo articolo suggeriamo altri romanzi in cui l’arte e la letteratura si incontrano, dando vita a letture appassionanti e ricche di spunti per i più giovani.
















