L'ultima arma contro il controllo è un foglio di carta. Prima che il futuro venga cancellato, qualcuno deve avere il coraggio di scriverlo.
Ha cominciato a nevicare troppi anni fa. Ma io credo sia da quel momento che Peake ha iniziato a pensare a questo libro. A un libro vero, fatto di pagine e inchiostro, come quelli che c’erano prima del Macero. Un libro che potesse fregare i VIVI, con tutti i loro scanner e i sistemi di controllo, visto che non aveva nulla di elettrico o elettronico. Un libro ribelle, che come noi potesse viaggiare fuori dalle Oasi e le loro leggi. Ricordo ancora che cosa mi ha detto quel giorno, quando mi ha dato una manciata di penne nere e una rossa: «Tu scrivi tutto quello che vedi, tutto quello che ci succede e che dobbiamo fare… Scrivi come siamo costretti a vivere oggi, perché nessuno li ha visti arrivare. O se li ha visti non ha capito, e se ha capito e non ha fatto niente allora era già loro complice. Se tu lo scrivi… io e Dawn poi lo mandiamo indietro nel tempo». Io l’ho guardato, senza capirci niente: «Ma perché? E come pensi di riuscirci?». Peake ha sorriso. Come dire: adesso cambia tutto, Clo. Adesso, cambia tutto.
Perché leggerlo in classe
Il testo introduce il concetto di “analogico come forma di ribellione”. In un mondo iper-digitalizzato e controllato (gli “scanner” e i “sistemi di controllo”), l’inchiostro e la carta diventano gli unici strumenti capaci di sfuggire alla sorveglianza. Permette di avviare con i ragazzi riflessioni etiche sui rapporti tra libertà e sicurezza, e tra tecnologia, ricerca e democrazia.
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