Sotto il sole di Naxos, Alma e Ulisse combattono contro le proprie paure. Un'estate magica tra i miti greci per scoprire che la vera forza risiede nel coraggio di accettare le proprie fragilità.
Che cosa c’è di più bello di trovarsi a Naxos in piena estate, sotto il sole della Grecia, incantati dal blu del mare?
Se sei fotoallergica, come Alma, qualsiasi altra cosa. Il sole infatti le provoca irritazioni della pelle che la costringono a stare costantemente coperta. E che cosa c’è di meglio di trascorrere intere giornate per mare, sullo storico traghetto di famiglia che non si ferma mai e collega tutte le Cicladi con qualsiasi condizione atmosferica?
Se come Ulisse hai il terrore delle tempeste e guardi quella scintillante distesa blu con le gambe che tremano, la risposta è: decisamente tutto.
Ma quando Alma e Ulisse si incontrano, tra le onde e la magia dei miti antichi, una cosa è subito chiara: specchiandosi l’uno nello sguardo dell’altra imparano ad accettare le proprie insicurezze e amarsi per quelli che sono, ragazzi coraggiosi e unici nelle loro fragilità, desiderosi di assaporare ogni momento di un’estate indimenticabile.
Perché leggerlo in classe
Portare questo romanzo tra i banchi di scuola significa offrire agli studenti l’idea che la vera forza non risieda nell’invincibilità, ma nell’accettazione delle proprie crepe. In un mondo che spinge costantemente verso la perfezione social, la storia di Alma e Ulisse — l’una costretta all’ombra e l’altro terrorizzato dal mare proprio nel cuore delle Cicladi — diventa un manifesto di empatia e resilienza. Il libro trasforma l’estate greca e il richiamo del mito in un’occasione per riflettere su come le nostre “imperfezioni” siano in realtà ciò che ci rende unici e capaci di connessioni autentiche. È un invito a guardare oltre le apparenze e a smettere di nascondersi, dimostrando ai ragazzi che anche chi ha “le gambe che tremano” può vivere un’avventura epica, a patto di avere accanto qualcuno che sappia guardare la nostra stessa fragilità con tenerezza e rispetto.















