La fine dell’anno scolastico porta con sé un’atmosfera dolce e malinconica. E per i genitori e per gli insegnanti della scuola dell’infanzia ancora di più, perché questo periodo coincide con una transizione importante: preparare un gruppo di bambini a varcare una soglia fondamentale della loro crescita. Quella che conduce dalla materna alla scuola primaria.
I protagonisti di questo salto hanno un nome affettuoso: i “remigini“. Ma da dove nasce questo termine, cosa rappresenta esattamente oggi e, soprattutto, come possiamo supportare emotivamente il cambiamento che i bimbi “remigini” devono affrontare?
Cos’è il “remigino”?
Per comprendere l’espressione è necessario fare un piccolo salto indietro nel tempo, precisamente a prima del 1977. Fino ad allora, in Italia, la data ufficiale di inizio delle lezioni per la scuola elementare era fissata l’1 ottobre. Quel giorno il calendario liturgico celebra San Remigio, di conseguenza tutti i bambini che per la prima volta facevano il loro ingresso nella scuola d’obbligo venivano ribattezzati “remigini”.
Quando poi l’apertura delle scuole è stata anticipata a settembre, la parola è sopravvissuta nel linguaggio comune, trasformandosi da semplice riferimento cronologico a un vero e proprio status pedagogico ed emotivo. Oggi, definire un bambino “remigino” significa riconoscerlo nel suo ultimo anno della scuola dell’infanzia: l’anno dei cinque anni, l’anno dei “grandi” che si preparano al grande salto verso la scuola primaria.
Perché questo rito di passaggio è così importante?
Dal punto di vista dello sviluppo psicologico e cognitivo, il passaggio dalla scuola dell’infanzia alla primaria costituisce la prima vera transizione istituzionale nella vita di un bambino, che abbandona un contesto prevalentemente incentrato sul gioco, sulla flessibilità dei tempi e sull’accudimento per entrare in un sistema regolato da una diversa strutturazione degli spazi e delle attività. La scuola primaria introduce il banco, l’ascolto prolungato, la scomposizione del sapere in discipline, i primi passi nella lettura e nella scrittura.
Questo passaggio genera inevitabilmente un groviglio di emozioni contrastanti. Da un lato c’è l’orgoglio di essere cresciuti e il desiderio di emulare i più grandi; dall’altro, emergono il timore dell’ignoto e il dispiacere legato al distacco dalle figure di riferimento — le maestre dell’infanzia — e da una routine rassicurante. I riti di passaggio, come la festa dei diplomati, servono proprio a dare una forma a un cambiamento interno, trasformando l’ansia in una celebrazione del merito e delle competenze acquisite.
I libri per affrontare questo momento: La festa dei bimbi grandi
I libri illustrati rappresentano lo strumento d’elezione per facilitare questa elaborazione emotiva e l’albo La festa dei bimbi grandi (Mondadori) di Lodovica Cima con le illustrazioni di Daniela Costa è pensato esattamente per accompagnare questa delicata transizione.

La caratteristica unica di questo libro risiede nel punto di vista scelto per la narrazione: la voce narrante è quella di una scimmietta. Spostare lo sguardo su un personaggio esterno — come il pupazzo-mascotte della sezione — permette ai piccoli lettori di osservare la situazione in modo nuovo. Il bambino non si sente sotto esame o direttamente investito dal peso delle aspettative adulte, osserva le vicende della scimmietta e, attraverso di essa, può comprendere cosa sta succedendo, le proprie emozioni di gioia e nostalgia.
“Finalmente è arrivato il giorno della festa dei bimbi grandi. Sono un po’ triste perché è l’ultimo giorno in cui vedrò i miei amici, ma l’atmosfera è allegra e i bambini ricevono
con un grande sorriso un diploma colorato. In questi anni hanno imparato tantissime cose, se lo sono proprio meritato! Poi, tutti insieme, cantano la canzone che hanno preparato.
La maestra batte le mani, qualche papà ha gli occhi lucidi, i nonni scattano le foto e le mamme appena possono corrono ad abbracciare i loro cuccioli.”
Tutti sono coinvolti in questo momento: la maestra orgogliosa, i genitori commossi, i nonni che conservano i ricordi.
Il libro restituisce così il giusto valore a tutto l’ecosistema che sostiene il remigino in questo passaggio. La festa dei bimbi grandi racconta una giornata speciale, rivelandosi uno strumento per aiutare i bambini e le bambine a dare un nome a quella miscela di gioia e timore che provano dentro, ricordando loro che ogni grande crescita porta con sé un pizzico di nostalgia, ma anche la meravigliosa certezza di avercela fatta.















