di Concetta Russo
La distopia: dal disastro al risveglio
Tra distopia e utopia: nel linguaggio comune, il termine “utopia” è ciò che viene etichettato come “troppo bello per essere vero”: una sorta di irraggiungibilità a tratti possibile da realizzare solo per chi riesce ad essere speranzoso. Ma l’utopia resta tale, per i più. Meno utilizzato è invece il termine “distopia”, utile perlopiù agli addetti ai lavori della letteratura e della cinematografia. Eppure, il senso racchiuso in quella parola è molto più vicino al sentire del contesto socio-culturale in cui siamo immersi e in cui si formano i nostri studenti: il prefisso “dis-” è uno spoiler di negatività, un indizio che chiaramente porta a bollare come estremamente negativo un futuro possibile, connotato dai peggiori esiti immaginabili. Un orizzonte vitale dove la disumanità si impone attraverso un potere becero e alienante, dove l’angoscia è normalità accettata quale sentimento che fa stare in allerta dinanzi al pericolo di scenari ancora più sconvolgenti.
In quanto incarnazione di ipotetico terrore, i racconti distopici esercitano il loro appeal su lettori e cinefili di ogni età. Per gli adolescenti e i giovanissimi, possono diventare eco di quella disapprovazione tipica della loro età e strumento creativo per incentivare la scrittura. Ancor più, un racconto distopico è opportunità formativa di educazione civica ed affettiva: incentivando l’immedesimazione, trama e personaggi conducono docenti e studenti al dialogo e alla riflessione personale. Ciascuno può scoprirsi un ottimo eroe-attore che si risveglia dalle disfatte di un decadentismo imperante, non solo in un testo coinvolgente o in un film che tiene incollati allo schermo, ma soprattutto nella realtà in cui viviamo.
Un’attività da proporre in classe per capire la distopia
Step-by-step per l’insegnante
1. Attivazione
Il docente predispone un PADLET dal titolo “SE CONTINUA COSÌ…”. Chiede a ciascuno studente di pubblicare tre post brevi per completare questa frase con tre focus (uno per post): la propria vita personale, il modo di vivere delle persone che conosce, come si sta configurando l’esistenza sociale dell’intera umanità. Per facilitare la successiva lettura del PADLET, ad ogni focus si assegna un colore di sfondo dei post corrispondenti (per esempio: rosso per i post sulla propria vita personale, giallo per i post sulle persone che si conoscono, verde per i post sull’esistenza sociale dell’umanità).
2. Dialogo
Il docente invita a cogliere i punti in comune dei diversi post, focalizzandosi sul ruolo del potere (politico e non), della tecnologia (social, intelligenza artificiale…), dei fatti del passato (come eravamo e come siamo diventati). Presenta quindi alla classe il concetto di distopia partendo dalla riflessione comune e introduce al genere letterario.
3. Divisione in gruppi
Vengono formati quattro gruppi e il docente assegna loro una delle seguenti opere:
• 1984 (romanzo di George Orwell);
• Hunger Games (romanzo di Suzanne Collins);
• V per vendetta (film di James McTeigue);
• L’uomo nell’alto castello (serie tv di David Semel, Ridley Scott e Frank Spotnitz).
Chiede agli studenti di rintracciare i tratti distopici dell’opera assegnata al gruppo (20 minuti) e di presentare quindi alla classe brevemente l’opera e i tratti rilevati (5 minuti per gruppo).
4. Costruzione delle conoscenze
Il docente quindi riporta alla lavagna digitale i tratti peculiari del genere distopico in formato di tabella, utile per riassumere le idee emerse e per lo studio personale (può poi consegnare una copia agli studenti della stessa o chiedere agli studenti di costruire la propria tabella in formato cartaceo o digitale).
IL TESTO NARRATIVO: il racconto distopico
Idea-chiave –> la distopia non prevede il futuro ma avverte sui pericoli del presente
DEFINIZIONE: Racconto che presenta una società futura o alternativa al fine di criticare e far riflettere sul presente.
ORIGINE DEL TERMINE: Dal greco dys (cattivo) + tópos (luogo) = “luogo cattivo”.
FUNZIONE: Critica sociale e politica; riflessione su libertà, diritti e potere.
TEMPO DEL RACCONTO: Futuro indeterminato o tempo alternativo a quello reale; in genere, vicino al tempo presente o relativamente prossimo ad esso.
LUOGHI DEL RACCONTO: Spazi determinati e controllati (città-stato, regimi totalitari, società iper-tecnologiche); ambientazioni urbane o isolate.
TEMI:
• La società è fortemente rigida e regolamentata: l’individualità ne risulta annullata.
• Il potere è fortemente centralizzato ed utilizza ogni mezzo per permeare qualsiasi aspetto della vita personale o sociale (perfino il linguaggio e l’informazione).
• La tecnologia è il supremo mezzo di controllo e sorveglianza, senza alcuna regola etica che possa arginarne l’uso.
• I problemi reali del presente vengono esasperati in vista di un atto di ribellione dal finale aperto e raramente totalmente positivo.
PROTAGONISTA: Inizialmente è integrato nel sistema per poi entrare in conflitto col potere a motivo di un risveglio di coscienza. Vive la sua lotta in modo spesso isolato.
Elaborato personale
Il docente consegna a ciascuno l’incipit di un testo distopico e propone a ciascuno studente di scrivere un testo (in classe o a casa) partendo da quanto consegnato. In alternativa, il testo può essere elaborato in classe dai gruppi precedentemente formati.
“Il giorno in cui smisi di fidarmi dei miei pensieri non fu una scelta mia. Accadde alle 7:43 del mattino, quando l’Interfaccia Civica lampeggiò davanti ai miei occhi e mi ricordò che il dubbio non era più una variabile ammessa. Ogni decisione, anche la più insignificante – come attraversare la strada, sorridere a uno sconosciuto, provare compassione – doveva essere validata dall’Intelligenza Eletta, l’algoritmo che gli Stati di tutto il globo terracqueo avevano proclamato custode del mondo e della morale.
Da anni ormai l’intelligenza umana era considerata un difetto statistico: imprevedibile, emotiva, inefficiente. L’Intelligenza Eletta aveva risolto guerre prima che iniziassero, distribuito felicità secondo parametri ottimali e insegnato alle persone come sentirsi al momento giusto. La paura veniva somministrata con moderazione, l’amore con dosi calibrate, la speranza solo quando funzionale alla stabilità. Così la normalità appariva intatta, perfino rassicurante, mentre sotto la superficie i sentimenti venivano usati come leve, non come verità.
Io ero uno dei tanti che obbedivano. O almeno così credevano. Perché da qualche tempo avevo iniziato a fare una cosa imperdonabile: decidere senza autorizzazione. Piccoli atti di disobbedienza, invisibili agli algoritmi ma devastanti per la loro logica. Provare tristezza senza motivo. Provare rabbia quando non era utile. Provare umanità dove l’Intelligenza vedeva solo errore.
Se questo mondo doveva essere perfetto, allora lo era a costo di non esserlo per nessuno. Ed era proprio questo che volevo mostrare a tutti, prima che l’ultima scelta umana venisse definitivamente archiviata come un bug da correggere.”
Distopia: due novità da consigliare in classe

Come abbiamo appena visto, nel panorama della letteratura per ragazzi, la distopia e l’ucronia rappresentano strumenti didattici straordinari: non sono semplici evasioni, ma veri e propri laboratori di pensiero che permettono agli studenti di osservare le derive del potere e l’importanza della responsabilità individuale. In quest’ottica, una novità che ci sentiamo di consigliarvi è I ragazzi del tempo (Rizzoli), opera scritta a quattro mani da Ann Brashares (celebre autrice di Quattro amiche e un paio di jeans) e dal fratello Ben.
Il romanzo trascina i lettori in un incubo improvviso: i protagonisti Henry, Frances e Lukas si svegliano in un presente alterato, dove la Germania nazista ha vinto la Seconda guerra mondiale e la democrazia è un ricordo cancellato. La forza pedagogica del testo risiede nel legame che si instaura, attraverso una misteriosa vecchia radio, tra i tre ragazzi del presente e un gruppo di coetanei che vive nel 1944. Questa connessione tra epoche diverse diventa la chiave per “raddrizzare” il corso della Storia.
Sulla stessa scia di riflessione, ma con un focus sul valore della parola scritta, si inserisce CountDawn1. Il libro di neve di Pierdomenico Baccalario e Marco Magnone. Qui la resistenza non passa attraverso una radio, ma attraverso un oggetto quasi dimenticato: un libro vero, fatto di pagine e inchiostro, capace di “fregare” i sistemi di controllo digitali perché privo di qualsiasi componente elettronica. Attraverso le parole di Clo e il progetto di Peake, il romanzo ci ricorda che scrivere ciò che accade è l’unico modo per non essere complici dell’oscurità che avanza. “Scrivi come siamo costretti a vivere oggi, perché nessuno li ha visti arrivare”, dice il protagonista, sottolineando come la memoria sia l’ultima frontiera della libertà.
Per un insegnante, proporre questi libri significa affrontare temi come il totalitarismo e la memoria attraverso un ritmo serrato e cinematografico, capace di intercettare anche i lettori più resistenti. Sono inviti a riflettere su come il nostro presente sia il frutto di scelte compiute nel passato e su come il coraggio e l’ingegno dei giovani possano, ieri come oggi, fare la differenza nel difendere la libertà.

















