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L’amore è un’apocalisse: “La mia vita dopo Juno Sparks” di Manlio Castagna

By 3 Giugno 2026Narrativa
L'amore è un apocalisse La mia vita dopo Juno Sparks di Manlio Castagna

Manlio Castagna è uno scrittore che si muove a ritmo costante tra le storie e la realtà dei ragazzi. Viene dal cinema, ha respirato l’energia del Giffoni Film Festival per vent’anni, insegna alla Scuola Holden e sa come vibrano le frequenze emotive degli adolescenti.

Se ragazzi e ragazze oggi divorano la saga fantasy-gotica di Petrademone, i due horror Le belve e Goodwill, o La notte delle malombre (finalista al Premio Strega Ragazze e Ragazzi), è perché Castagna parla la loro stessa lingua. Per lui, la scrittura è un lavoro di ascolto, quasi un monitoraggio sismico delle emozioni dei più giovani, un registratore di vibrazioni sotterranee: “Scrivere significa capire come il mondo si muove intorno a te”, ci ha raccontato in un’intervista in occasione della sua ultima uscita: La mia vita dopo Juno Sparks (Mondadori). “È un lavoro che ti fa immergere dentro la tua storia e uscirne più ricco… e anche un po’ più provato per certi versi”.

Questo viaggio dentro l’oscurità dell’adolescenza ha radici profonde. C’è un libro-faro che ha segnato l’immaginario dello scrittore, un classico che unisce generazioni di lettori e che si aggancia dritto al cuore della sua nuova opera, mostrando come i veri mostri non siano mai solo quelli inventati: “Il libro che mi ha cambiato la vita è It di Stephen King. Mi parlava di cosa significasse crescere tra paure e dubbi, ma anche attraverso l’amore e l’amicizia, mostrandomi che i mostri non sono sempre brutti come sembrano. Nei sotterranei non c’è solo l’oscurità, ma c’è anche quello che siamo davvero: scendere in quelle profondità significa affrontare quello che abbiamo dentro”.

Da questa stessa urgenza nasce La mia vita dopo Juno Sparks.

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Io conosco un mostro. Anzi due.

Ci troviamo a Sagramoso, un borgo di provincia sperduto e immobile, nell’estate caldissima del 1994. Il narratore è Enea Vercetti, un quattordicenne ironico, ansioso e iperverbale. La sua vita familiare è completamente congelata: il fratello maggiore Achille, da sempre il mito assoluto di casa – sportivo, carismatico, generoso, amato da tutti –, si è chiuso in camera da mesi. Non esce, non mangia con gli altri, non si fa vedere. Comunica solo con Enea, a cui concede brevi scambi filtrati da una password settimanale. Questa porta sbarrata è il centro del romanzo, un confine fisico e mentale che condiziona l’intera casa e che Enea non riesce a violare.

Fuori da quella casa, Sagramoso è stretta tra due minacce opposte. Da una parte c’è Tore, un bullo violento, il classico mostro da cui scappare per non rimediare un pestaggio. Dall’altra parte si staglia l’ombra del Kraul, una creatura leggendaria che si nasconderebbe alla Scatter, un’ex base NATO abbandonata, arrugginita e inghiottita dall’edera.

Tiziano, l’amico albino, fragile ed emarginato, lancia la sfida: il Kraul esiste davvero e realizza desideri impossibili in cambio di oggetti dal valore affettivo immenso. Enea, disperato per l’isolamento di Achille, decide di tentare il patto: va alla Scatter e offre alla creatura la sua vecchia maschera da sub, il simbolo dei ricordi felici dell’infanzia con il fratello. Vuole indietro Achille, a qualunque costo.

Il ciclone Juno Sparks

A rompere la paralisi di Enea arriva Juno Sparks. Figlia di un militare americano e di una madre italiana, Juno è un ciclone di eccentricità, una creatura libera e vitalissima che guarda il mondo come se fosse sempre nuovo. Gira per il paese con una videocamera per realizzare un mockumentary: si finge un’aliena sbarcata a Sagramoso per studiare le stranezze e gli oggetti degli esseri umani.

Intorno a lei si forma una banda imperfetta ma solidissima, fatta da Enea e Juno stessa, ma anche da Tiziano e Yorghon Batra, l’amico sikh razionale e sarcastico che fa da controcanto pragmatico, smontando i deliri avventurosi del gruppo con un realismo tagliente.

Per Enea, Juno è una scotta elettrica: lo fa sentire visto, ascoltato, meno chiuso dentro le sue fobie. Juno funziona da acceleratore, spingendolo a uscire, filmare ed esplorare il mondo. L’autore racconta così la genesi e la forza di questo personaggio: “Juno è un personaggio di cui mi sono innamorato. È la ragazza che avrei voluto incontrare quando avevo 14 anni. È un amore che ti cambia, che ti rivela chi sei. L’amore è sempre un’apocalisse, una rivelazione, ciò che scopre quello che c’è da scoprire. Certe persone hanno il potere di tirare fuori di noi quello che abbiamo dentro“.

Perché leggerlo in classe

Perché leggere a scuola questo libro? Perché attraversa punti caldi dell’adolescenza e permette alla classe di affrontare il tema delle paure.

Il primo grande fulcro è il tema del lutto e della negazione psicologica. Il mistero del Kraul e l’ossessione per la stanza chiusa di Achille sono l’involucro di un trauma. Il romanzo mostra come la mente umana, davanti a un dolore intollerabile, sia capace di inventare una realtà alternativa pur di sopravvivere.

A questo si collegano le fobie vissute come scudo. Enea cataloga le sue ansie in un quaderno segreto chiamato L’Eneide delle fobie. Dare un nome alle cose aiuta a controllarle, ma il libro dimostra che per maturare bisogna uscire dalla classificazione ed entrare nel buio, correndo il rischio. Castagna, incontrando i ragazzi nelle scuole, ha raccolto una mappa delle paure degli adolescenti di oggi: “Alcuni mi hanno raccontato le loro paure più grandi… l’aracnofobia è sempre al primo posto. C’è poi chi ha la fobia dei tuoni, degli scarafaggi, degli insetti striscianti… Una ragazza mi ha detto che ha paura di essere felice. Un ragazzo che ha paura della morte. E un’altra che ha paura di aprire gli occhi per il terrore di vedere qualcosa di spaventoso”.

Un altro snodo riguarda lo scontro tra mostri reali e mostri immaginari, e la forza del simbolo della porta. La dedica iniziale del romanzo recita: A tutti coloro che non hanno il coraggio di aprire una porta. Le porte sono barriere, segreti, rimozioni, ma anche l’unica via d’uscita per crescere.

L’estetica analogica e il ritmo pop

Lo stile del romanzo rispecchia questo turbine di emozioni e colpi di scena. La voce di Enea è travolgente, piena di battute folgoranti, paragoni pop e improvvisi crolli emotivi. L’atmosfera gioca con l’estetica analogica degli anni Novanta: walkman, cassette VHS, Super Nintendo, X-Files, la musica di Nirvana e Soundgarden, le canzoni degli 883. Non è una scelta nostalgica fine a se stessa, ma una cornice in cui il mistero richiede ancora uno sforzo fisico, un’esplorazione reale sul campo, dove per parlarsi bisognava cercarsi davvero.

Inoltre, alcune pagine imitano visivamente lo schermo di una videocamera, ricordando che la realtà è qualcosa che filtriamo e modifichiamo continuamente attraverso i nostri schermi e i nostri ricordi. La mia vita dopo Juno Sparks non elimina il dolore, ma insegna ai ragazzi la cosa più importante: come rimettersi in cammino insieme agli altri.