Garlando: “Il gioco aiuta il dialogo fra generazioni”

By 20 Settembre 2013 Luglio 24th, 2019 Senza categoria

Un bambino racconta la guerra parlando di calcio; un ragazzino scopre fatiche e bellezza di diventare grande giocando a pallone… Storie che avvicinano i bambini alla lettura, scritte da un grande autore: Luigi Garlando.

Nel libro La vita è una bomba! tu riesci a parlare della guerra attraverso la metafora del calcio. Come è nata questa idea?

Mi sono ispirato alla mia esperienza di giornalista sportivo alla Gazzetta dello Sport. All’epoca, i primi anni ’90, seguivo il Milan e in quel periodo c’erano nella squadra due giocatori, uno serbo e uno croato, che erano molto amici ma si trovarono ad essere nemici in quanto le loro rispettive nazioni erano entrate in guerra. Ispirandomi un po’ ai loro racconti scrissi la storia di un bambino di Sarajevo di 8 anni, Milan, che parla della guerra come di una cosa orribile scoppiata all’improvviso nella sua vita; rimasto orfano e adottato in Italia, a Milano, cerca di raccontare la sua esperienza ai compagni italiani: il calcio, la sua passione di bambino, diventa una metafora, un modo per comunicare in modo semplice cose troppo complesse.

Il calcio come allenamento per la vita?

Lo sport ha un grande potenziale educativo: il gioco aiuta il dialogo fra generazioni: quando si parla di calcio grandi e piccoli usano le stesse parole, possono riferirsi ad esperienze condivisibili. Quindi lo sport diventa un ponte tra le generazioni e su questo ponte, nasce la possibilità di scambiare idee e riflessioni anche su grandi temi. E’ cio’ che cerco di fare nei miei libri: uso il calcio per passare messaggi che, a mio parere, sono utili ai ragazzini per crescere e maturare delle idee importanti.

Nei tuoi libri ricorre spesso il tema di un bambino che, crescendo, impara a riconoscere le proprie passioni, i propri specifici talenti e a lavorare con impegno per realizzarli. Dal tuo punto di vista, lo sport è un’occasione privilegiata per questo?

Sì, lo sport è una grande palestra per molte cose, un’educazione a tutto: all’impegno, alla lealtà, alla tolleranza e, soprattutto, al rispetto. Un ragazzo impara a seguire le regole: dal tempo stabilito dalla partita, ai confini dello spazio di gioco…Lo sport ha una potenzialità di educazione al rispetto molto preziosa nella nostra società.

L’allenatore Champignon della serie Gol! ama ripetere «chi si diverte non perde mai». È una visione dello sport lontana dalle pratiche agonistiche correnti.

Questa serie è nata per smorzare l’esasperazione agonistica diffusa sempre più anche a livello giovanile. Ho voluto creare una squadra ideale, le “Cipolline”, per trasmettere ai ragazzi quelli che, secondo me, sono i valori importanti dello sport. Troppi allenatori, mossi dal desiderio di vincere, non riconoscono i disagi che il loro agonismo esasperato può causare nei bambini.

Tra i protagonisti della serie Gol! ci sono anche due bambine. Un calcio anche per le femmine?

Sì! Nella squadra di cui racconto ci sono anche due femmine. Ho incontrato bambine che, catturate dalla lettura dei libri, si sono poi appassionate al gioco del calcio.

Cosa significa per te incontrare i tuoi lettori?

È molto stimolante. Parlare con loro è una grande occasione per avvicinare i piccoli ai libri: è una cosa che mi gratifica molto. I miei lettori mi scrivono tantissimo soprattutto attraverso il sito www.le cipolline.it

Libri e sport: di solito si pensa che siano due mondi molto lontani tra loro.

Può accadere che sia così. Io, per esempio, da piccolo, avevo solo il pallone e non amavo leggere. Ci sono effettivamente bambini che amano soprattutto muoversi e non riescono a stare fermi con un libro in mano. Ma a me piace mischiare questi due ambiti, trovo che sia una cosa bella pensare che un bambino si possa appassionare ai miei libri perchè gli piace il calcio o, viceversa, al calcio perchè gli piace lo sport di cui scrivo.