Le domande dei ragazzi, le risposte della filosofia

By 2 Settembre 2020 Settembre 14th, 2020 Attualità, Scuola
filosofia

ANNA VIVARELLI, una delle più importanti autrici italiane per ragazzi, vincitrice del Premio letterario Il Battello a Vapore 1996 e del Premio Andersen 2010 come Miglior Autore, ci parla del suo Pensa che ti ripensa. Un libro che aiuta i ragazzi a capire il loro mondo interiore e la realtà che li circonda ricorrendo alla filosofia.

A distanza di sei anni dalla sua prima uscita, ecco la nuova edizione di Pensa che ti ripensa. Filosofia per giovani menti.
In questi anni la filosofia ha conosciuto una piccola importante rinascita, ma nel 2014 un libro così sembrava davvero un azzardo. E invece ha riempito un vuoto.
Sono affezionata a questo libro, per natura fuori dal tempo e complementare alla mia attività di narratrice. Poiché la filosofia non è qualcosa di astratto, ma un approccio non superficiale a problemi umani concreti. Ogni volta che scrivo una storia con conflitti familiari, o quando uno dei miei personaggi si trova di fronte a un bivio, racconto situazioni che, anche se non esplicitamente, presentano un interrogativo filosofico, cioè universale.

La filosofia ha occupato molti anni della mia vita. Anche se ho smesso di occuparmene in modo continuo e sistematico, non l’ho mai abbandonata. L’idea di unire questa mia passione con la scrittura per ragazzi è nata in modo quasi naturale, ma è stata anche provocata dagli incontri con i ragazzi. Spesso, infatti, mi venivano poste domande o commenti che partivano da un mio personaggio o da una storia, ma che andavano ben oltre. «Come si fa a sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato», per esempio. O «cosa vuol dire che una persona è buona». Sono domande filosofiche nel senso più profondo del termine, e avrebbero richiesto una risposta altrettanto filosofica, che non è qualcosa di definitivo, ma rimanda ad altre domande e ad altre ancora.

Alcuni argomenti, come l’amicizia, la paura, il rapporto insegnante/allievo, sono emersi in modo quasi naturale perché appartengono al vissuto quotidiano dei bambini. Altri, come la bellezza, il tempo, la morte, sono temi filosofici per eccellenza, e per trattarli era necessario semplificare il discorso senza banalizzarlo. Infine, temi come l’empatia, il sogno, l’ascolto, appartengono principalmente alla filosofia contemporanea, e mi è sembrato giusto dedicarvi altrettanti capitoli.

Ci sono poi argomenti che riguardano la Filosofia del diritto e della storia, complessi ma fondamentali per la formazione dei cittadini di domani: l’uomo come “animale politico”, le regole della democrazia, la libertà, la cittadinanza e l’identità. A questi e ad altri ad essi collegati, ho scelto di dedicare un secondo saggio, Io e gli altri. Libertà per giovani menti, pubblicato nel 2015.

Mi si poteva obiettare che gli argomenti trattati in Pensa che ti ripensa fossero troppo difficili, ma questi temi riguardano la vita quotidiana, le scelte che tutti noi, ogni giorno, siamo costretti a compiere. E un po’ di consapevolezza non guasta, anzi: i ragazzi stessi ne hanno bisogno. Hanno voglia di interrogarsi e di interrogare gli adulti che li circondano. Ma se le domande affiorano in modo spontaneo, la riflessione filosofica va aiutata, incanalata, raccolta.

Dunque non si tratta di forzarli a riflettere, ma al contrario, di assecondare un loro bisogno.

COME LEGGERE PENSA CHE TI RIPENSA

L’insegnante che sceglie di leggere Pensa che ti ripensa e di presentarlo ai suoi ragazzi non necessita di alcuna preparazione specifica: non è un libro difficile, è però un libro diverso, e quindi va presentato ai ragazzi in modo diverso. Non si legge come un romanzo, non si può riassumere, non si può raccontare. Ma ha bisogno di un tempo di discussione, un momento di confronto.

Giunti a questa seconda edizione, è utile raccogliere esperienze di lavoro prodotte negli anni da Pensa che ti ripensa: gli insegnanti hanno saputo trovare modalità nuove e personali.

Molti hanno scelto solo alcuni argomenti, quelli che consideravano più adatti alla classe, per motivi contingenti o generali.
Altri insegnanti hanno lavorato su alcuni capitoli e l’anno seguente su altri.
Altri ancora hanno accompagnato alcuni capitoli con la lettura di storie che in qualche modo si legavano al tema.
In una scuola secondaria di primo grado gli insegnanti di lettere, matematica, storia dell’arte, ci hanno lavorato passandosi la palla, perché la filosofia non si lascia ingabbiare dalle materie scolastiche.

Ognuna di queste modalità ha funzionato alla grande, perché ha prodotto risultati diversi, ma tutti efficaci e stimolanti. Anche questo è stato bellissimo: quando entravo in una classe non sapevo mai che cosa avrei trovato, che cosa mi avrebbero chiesto. Sono stata spesso messa alla prova, e ogni incontro è stato unico, nuovo, coinvolgente.

Posso riferire di insegnanti sorpresi e spiazzati dagli effetti di questo percorso sui ragazzi. Molti mi hanno raccontato di piccoli o grandi rovesciamenti nelle dinamiche di classe: i più bravi nella scrittura o nello studio non sempre si mostravano i più riflessivi o i più acuti nel cogliere implicazioni e contraddizioni del pensiero. Alcuni hanno scoperto insospettabili doti in ragazzi solitamente meno interessati. È il bello della filosofia.

A volte, di propria iniziativa, qualche ragazzo ha coinvolto i genitori, ha cioè portato a casa un po’ di domande. Il libro, a quel punto, non era più necessario, era stato solo il motorino d’avviamento.

Succederanno ancora tante cose, almeno lo spero. Ciò che conta è che, a partire dal libro, si lascino parlare i ragazzi. È importante dar loro l’occasione di riflettere, di interrogarsi, di confrontarsi perché, come scrivo nella prefazione, questo libro è fatto di grandi domande a cui, però, non si può né si vuole dare risposte.

Ha scritto Bertrand Russell: “La filosofia va studiata non per ottenere risposte precise alle domande che essa pone, poiché generalmente nessuna risposta precisa si può conoscere per vera, ma piuttosto per amore delle domande stesse; perché queste domande allargano la nostra concezione di ciò che è possibile”.

Anna Vivarelli

Trovi qui la pagina del sito dedicata al libro, dove potrai scaricare il materiale didattico da utilizzare con la classe.