Bruna Cases e il suo diario di bambina in fuga dalla Shoah

By 17 Gennaio 2022 Gennaio 21st, 2022 Storia
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In occasione della Giornata della Memoria, Leggendo Leggendo propone un percorso di lettura per bambini e ragazzi che si svilupperà da oggi fino al 27 gennaio.
Ti suggeriremo diversi romanzi di autori e autrici che hanno fatto leva sulla loro passione – la scrittura – per raccontare la Storia, oppure le testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle gli avvenimenti di quegli anni, in Italia e nel resto dell’Europa. Frammenti di vita e momenti drammatici che mai come oggi è importante far conoscere a ragazze e ragazzi.

Sulle ali della speranza

Bruna Cases è una bambina sopravvissuta: nel 1943 fu costretta a fuggire da Milano, dove abitava con la sua famiglia, per cercare la salvezza in Svizzera. Durante quei giorni di paura e incertezza, Bruna aveva soli dodici anni ma sapeva che quei momenti sarebbero stati da ricordare.

Per questo motivo ha tenuto traccia dei suoi spostamenti e dei suoi sentimenti in un quadernetto. Rileggendo la storia scritta nella sua calligrafia infantile e raccontando la sua vita, Federica Seneghini, giornalista del Corriere della Sera, ha raccolto la sua testimonianza in questo libro.

È a lei che abbiamo chiesto di raccontare come è nato il romanzo Sulle ali della speranza e quali sono gli aspetti che ne fanno un racconto di grande importanza per i bambini di oggi.

Non è stato un impegno da poco per la signora Bruna Cases, classe 1934, accogliermi a casa sua nei mesi più bui della nostra storia recente. Con la distanza tra i divani, la storia degli anni più difficili della sua vita raccontata a fatica attraverso una mascherina. E la consapevolezza che fare un lavoro del genere al telefono non sarebbe stato possibile.

A volte scendeva a trovarci anche la sorella Mimma, sorridente e affabile. Nata nel 1925, non si è tirata indietro nello sforzo di integrare i suoi ricordi con quelli della sorellina minore. E pure il signor Giordano d’Urbino (1931), anche lui sfollato in Svizzera dopo l’8 settembre insieme alla famiglia, era consapevole della sfida che sua moglie aveva di fronte.

La sfida: descrivere la tragedia della sua vita, e della nostra Storia, in un libro per bambini. La stessa che qualche anno fa Vittorio Foa sintetizzava così: “Come fare a raccontare le cose della nostra storia senza che passino sopra la testa di chi le ascolta?”.

Ci abbiamo provato. Limitandoci ai fatti, alla cronaca di quello che successe dal 1938 al 1945 a una bambina milanese come tante. Costretta a lasciare il suo Paese perché ebrea e a scappare in Svizzera – l’unico paese confinante con l’Italia rimasto fuori dall’occupazione tedesca – e poi determinata a ricordare la sua fuga in un diario che ancora oggi conserva tra le sue cose più preziose.

È partito tutto da lì, da quel quadernetto. Che abbiamo deciso di stampare integralmente, e a colori, in questo volume.

Ed è vero, come è sempre pronto a sottolineare qualcuno, che quel mondo non esiste più. Non c’è più il fascismo che perseguita gli ebrei; non c’è più il nazismo. Ma c’è ancora il razzismo, seppure sotto altre forme. C’è l’omofobia. C’è la paura verso chi arriva nel nostro Paese da terre lontane e non si vuole fare arrivare. E c’è ancora chi, di fronte all’odio, si ostina a dichiararsi neutrale.

E allora, ecco, memoria significa capire che essere neutrali, di fronte all’intolleranza, è e deve essere impossibile. Perché fatti e avvenimenti minimi, allora crebbero a valanga, fino a diventare fatti atroci.

“E dire che l’ultimo dell’anno del 1937 festeggiammo con una torta fatta in casa: sopra c’era scritto “W il 1938!” – mi ha detto la signora Mimma Cases durante uno dei nostri incontri. – Come avremmo potuto immaginare cosa ci avrebbe riservato quell’anno maledetto?”.

Ora lo sappiamo. Ed è per questo che è importante, e utile, che i bambini di oggi, ma non solo, conoscano la storia della famiglia Cases. Fa parte della nostra Storia.