Accade raramente, ma quando succede, è un piccolo miracolo letterario: un classico dell’Ottocento torna a scalare le classifiche, spinto da un passaparola inaspettato tra i più giovani. È successo a Fëdor Dostoevskij e al suo capolavoro giovanile, Le notti bianche (nella nuova edizione curata dalla casa editrice Rizzoli, ndr). Improvvisamente, sui social media sono fiorite citazioni, playlist musicali e accorate recensioni dedicate a questa novella, trasformandola in un sorprendente fenomeno contemporaneo.
Ma perché una storia scritta nel 1848 riesce a parlare con tanta forza a una nuova generazione? E, soprattutto, come possono gli insegnanti cogliere questa occasione per (ri)proporre un grande classico in classe in modo nuovo e significativo? Partiamo da qui, dalla riscoperta di un testo che si sta dimostrando più attuale che mai.
Perché un classico russo è diventato virale?
Il successo de Le notti bianche su BookTok non è casuale. Secondo The Guardian, i motivi sono diversi: il primo, più prosaico, è la sua brevità. Con poco più di 100 pagine, rappresenta un “primo, rassicurante passo nell’universo, altrimenti percepito come intimidatorio, della letteratura russa“. Permette ai giovani lettori di aggiungere un “classico” al loro carniere annuale di letture senza l’impegno di un tomo da mille pagine.

Ma la vera ragione del suo successo risiede nella storia stessa. La vicenda del giovane sognatore senza nome che incontra la malinconica Nàsten’ka per quattro notti a San Pietroburgo tocca corde intimamente contemporanee. La sua solitudine “fino al dolore“, il suo rifugiarsi in un mondo di fantasie elaborate, è stato letto da molti come un’anticipazione della “main character syndrome“, la tendenza a romanticizzare la propria vita, tipica dei social media. Come afferma una giovane bookstagrammer intervistata dalla testata britannica, il libro “affascina le persone che sognano, che si credono migliori degli altri ma in realtà vivono in un mondo tutto loro, qualcosa che i social media ci hanno abituato a credere”.

Infine, in un’epoca di relazioni mediate dal digitale, l’incontro casuale, quasi magico, tra i due protagonisti viene percepito come intrinsecamente romantico. È una storia che parla di solitudine, di connessioni umane intense e fugaci, e del dolore che ne consegue. Sentimenti che, come osserva un’altra influencer intervistata, l’esperienza della pandemia ha amplificato in molti, rendendo la disperata ricerca di un legame del protagonista incredibilmente riconoscibile.
Riscoprire Le notti bianche: trama e temi
La trama è presto detta. Un giovane uomo, un sognatore solitario, vaga per le strade di una San Pietroburgo quasi irreale, immersa nella luce perlacea delle “notti bianche”. Una sera, incontra Nàsten’ka, una ragazza in lacrime sulla riva della Neva, in attesa del suo amore perduto. Per quattro notti, i due si parlano, si confidano, stringono un legame intimo e delicato. Lui si innamora perdutamente, lei lo vede come un amico, un confessore. Lui sogna una vita insieme, lei spera nel ritorno dell’altro.

Il finale è un risveglio agrodolce, un ritorno alla realtà che lascia il sognatore di nuovo solo, ma con il ricordo di un momento di felicità quasi perfetta.
I temi che emergono sono universali e perfetti per essere discussi con gli adolescenti:
- Il primo amore e l’idealizzazione: la passione totalizzante e spesso non corrisposta.
- Il sogno vs. la realtà: il rifugio nell’immaginazione come difesa dalla solitudine e dalla banalità del reale.
- La solitudine: la condizione esistenziale del protagonista, che parla più con le case che con le persone.
- L’incontro con l’altro: come un incontro, anche se breve, possa cambiare la nostra percezione della vita.
Perché proporlo in classe oggi?
Oltre all’aggancio formidabile offerto dal fenomeno BookTok, Le notti bianche è uno strumento didattico prezioso. Permette agli studenti di avvicinarsi a un “mostro sacro” come Dostoevskij attraverso la sua opera più accessibile e lirica. La lettura di un classico, soprattutto se breve e coinvolgente come questo, offre ai ragazzi una gioia e una soddisfazione uniche: quella di aver conquistato un “pezzo” di patrimonio letterario, scoprendo che i sentimenti che contiene sono ancora vivi, accesi e incredibilmente vicini alla loro esperienza.
Un’attività didattica: “Il laboratorio del sognatore”
Proponiamo un’attività di scrittura creativa che parte dai temi del libro – il sogno, l’incontro, il primo amore – per stimolare l’introspezione e la narrazione personale degli studenti.
Step 1: la discussione
Si avvia una discussione in classe partendo da alcune domande: cosa significa essere un “sognatore” oggi? È una fuga dalla realtà o un modo per renderla più sopportabile? Com’è la sensazione di un primo amore o di un’infatuazione intensa? Si può essere amici di qualcuno di cui si è innamorati? L’obiettivo è creare un collegamento empatico con i personaggi del libro.
Step 2: l’analisi del testo
Si rilegge insieme un passaggio chiave del libro in cui il protagonista descrive la sua vita da sognatore o il suo stato d’animo durante l’incontro con Nàsten’ka. Si analizza come Dostoevskij usa il linguaggio per creare un’atmosfera onirica e per descrivere i sentimenti dei personaggi in modo dolce e profondo.
Step 3: la scrittura
Si propone alla classe un esercizio di scrittura creativa:
Traccia: Racconta un incontro notturno in una città, reale o immaginaria. Il tuo protagonista, un ‘sognatore’ o una ‘sognatrice’, incontra per la prima volta una persona che lo affascina. Descrivi l’atmosfera della notte e il dialogo tra i due, concentrandoti più sui loro sogni, le loro speranze e le loro paure che sui fatti reali. Cosa si confidano? Cosa sperano l’uno dall’altra?
Step 4: la condivisione
Chi lo desidera, può leggere ad alta voce il proprio racconto. Questo momento di condivisione può ricreare in classe l’atmosfera di “confessione sussurrata” del libro, valorizzando l’ascolto reciproco e la vulnerabilità creativa.
















