C’è una fiaba per ogni emozione!

Il linguaggio delle fiabe è uno strumento utilissimo per parlare di emozioni con i più piccoli: lo sanno bene le insegnanti con cui si è confrontata Stefania Andreoli, psicologa e psicoterapeuta, che ha curato le pagine finali della nuova edizione Fabbri Editori fornendo – al termine di ogni volume – consigli pratici e molto mirati per aiutare i bambini a vivere al meglio le proprie emozioni.

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Arrivati in libreria i primi otto titoli della nuova collana Fabbri Editori UNA FIABA PER OGNI EMOZIONE, ho ricevuto diversi messaggi e email: Anna desiderava sapere se fossero una lettura adatta alle classi prime elementari coinvolte in un laboratorio sulle emozioni; Camilla ha pensato dii farne un workshop sull’incoraggiamento alla lettura rivolto ai bambini di quarta e quinta; Roberta voleva che nelle terze elementari della sua scuola ogni bambino ne ricevesse uno per Natale al termine di un percorso di educazione all’affettività, invitandomi a consegnarli io stessa agli studenti.

La fiaba è da sempre strumento principe nella trasmissioni di valori e significati, ma nel caso di questo progetto abbiamo cucito addosso alla tradizione un abito tutto nuovo: il risultato (potrei sembrare di parte, ma vi invito a cercare conferma del mio trasporto!) è uno strumento prezioso per grandi e bambini nella direzione di un progetto educativo alla scoperta delle proprie emozioni, che certamente accomuna tanto i genitori quanto i docenti.

In questa edizione, ogni titolo è abbinato all’emozione che regge il racconto e si può immaginare che, ad una lettura condivisa con la classe, segua una proposta degli insegnanti a partire dai contenuti della scheda finale che ho curato personalmente. Si tratta di due pagine pensate per gli adulti, per presentare l’amore, il disgusto, la rivalità, la vergogna, la gioia, la meraviglia, la paura e la rabbia con parole nuove: per me I’educazione alle emozioni riesce quando ognuna di esse (anche quelle di segno negativo) viene legittimata, impreziosita, ritenuta degna.

Le domande finali seguono uno schema ricorrente che dà continuità: solo apparentemente semplici, hanno il vantaggio di essere adatte a tutti da… 0 a 99 anni! Un consiglio da mettere nella propria “cassetta degli attrezzi” didattica? Riproporre i medesimi quesiti a distanza di tempo per poter apprezzare la diversa qualità di risposta da parte degli studenti come vero e proprio segnale evolutivo.

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