Falcone, Borsellino e altre storie di lotta alle mafie

By 8 Giugno 2021 Giugno 17th, 2021 Narrativa, Storia
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A trent’anni dalla morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i due magistrati che non volevano essere chiamati eroi, Mondadori Ragazzi pubblica il nuovo libro Non chiamateli eroi. Falcone, Borsellino e altre storie di lotta alle mafie.
Sono il magistrato Nicola Gratteri e lo storico Antonio Nicaso a ricordare le vite di chi, guardando la mafia negli occhi, ha deciso di difendere le proprie idee, la propria dignità. I loro sogni, la loro speranza, il loro coraggio sono un modo per non dimenticare. E per ricordare che «si può fare qualcosa, e se ognuno lo fa, allora si può fare molto».

Riportiamo qui un estratto della postfazione al volume, un messaggio in cui i due autori toccano temi importanti. Gli errori della Storia del nostro Paese, ma anche il significato profondo di vite spese per la giustizia e l’eredità che ci hanno lasciato. Un’eredità fatta di coraggio, determinazione e conoscenza.

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Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno vissuto in un ambiente che non li ha mai sopportati, fatto di ostilità, sabotaggi e maldicenze; circondati da gente che li odiava e che poi ha invece preteso di ereditarne il pensiero. Sono stati uccisi in una guerra che pochi hanno voluto combattere.

È lungo l’elenco delle vittime innocenti di una mafia silenziosamente legittimata da una società malsana che se n’è lungamente servita. Una società che ha bisogno di martiri per scrollarsi di dosso quell’indifferenza che ciclicamente la caratterizza. Una società svelta a dimenticare, abile nel far finta di nulla, come se niente fosse.

Per più di centosessant’anni si è fatto di tutto per negare l’esistenza delle mafie come organizzazione: esisteva il mafioso, non la mafia. Si è creduto alla favola del fascismo che aveva sconfitto la mafia. Ma sarebbe bastato leggere le dichiarazioni di Melchiorre Allegra, medico siciliano e mafioso pentito, per capire quanto forte e radicata fosse ancora quella tenebrosa organizzazione nel 1937. Nelle sue dichiarazioni all’ispettorato interprovinciale di pubblica sicurezza per la Sicilia, Allegra descriveva dettagliatamente l’organizzazione mafiosa, i suoi rituali di affiliazione, la sua natura interclassista.

Falcone, al quale, assieme a Borsellino, si deve il merito di aver spazzato definitivamente con il Maxiprocesso di Palermo quell’assurda interpretazione culturalista e comportamentista, ripeteva spesso che contano le azioni e non le parole.

Se veramente si volesse onorarlo, si dovrebbe partire dalle azioni: di parole ne sono ormai state dette tante. Come auspicava lo stesso Falcone, per poter sconfiggere le mafie bisognerebbe ridurle a semplici fenomeni criminali, facendo attorno a esse terreno bruciato. Aggredendo quel grumo di interessi convergenti che da sempre costituisce l’ossatura del potere mafioso e che, in parte, è responsabile delle tante croci piantate sui crinali della storia italiana. Si dovrebbe anche scuotere quell’indifferenza che altri martiri della libertà hanno insegnato a odiare. E per far ciò, oltre ai diritti legittimi degli imputati e dei detenuti, si dovrebbe tener conto delle sofferenze delle vittime e dei loro familiari.

Raccontare la storia di chi è morto per mano delle mafie, i loro sogni, le loro speranze, la loro normalità, ma anche il loro coraggio, è un modo per non dimenticare, per farli rivivere. La memoria del loro sacrificio deve spingere a impegnarsi per costruire un Paese che sia veramente libero dalla paura, dal bisogno, ma soprattutto dal condizionamento mafioso e dai maneggi elettorali.

La lotta alle mafie deve passare da una corresponsabilità dell’intero sistema istituzionale, culturale, sociale ed economico. Oggi più che mai c’è bisogno di conoscenza, ma soprattutto di scelte, coraggiose e inequivocabili. Quelle che spesso portano a schierarsi dalla parte della consapevolezza, piuttosto che da quella dell’indifferenza. L’alba di un nuovo giorno è possibile. Le parole sono pietre. Usiamole per costruire ponti. Per unire le coscienze di chi non sopporta più la tirannide delle mafie, l’ipocrisia di chi dovrebbe combatterle e le menzogne di chi continua a girarsi dall’altra parte.

Nicola Gratteri – Antonio Nicaso

Trovi qui la scheda-libro e un estratto di lettura.
Il volume è illustrato da Giulia Tomai.

Segnaliamo anche quattro video realizzati per il canale YouTube della Fondazione Circolo dei Lettori, raccolti in questa playlist. Oltre a condividere con piacere il primo, in cui Antonio Nicaso apre una riflessione sul concetto e sulla definizione di mafia proprio partendo dalle parole dei più giovani.