"Quando una cosa è da fare, si fa."
Quando Lorenzo Perrone, a trentotto anni, arriva ad Auschwitz come muratore volontario, ha poche cose con sé: un maglione rattoppato, una gavetta militare, un paio di scarpe di cuoio. E un soprannome, “Il Tacca” – l’attaccabrighe -, che pesa su di lui come i tanti anni di duro lavoro che gli hanno ingrigito i capelli e tolto la voglia di parlare. Quando Primo Levi viene deportato nello stesso campo di concentramento, è un giovane ebreo laureato in chimica e innamorato delle montagne che in un attimo si scopre schiavo, costretto a eseguire ogni sorta di impiego sfibrante in un inferno di privazioni e sofferenza. Quando gli sguardi di Lorenzo e Primo si incontrano, tutto, nelle loro vite, cambia. Da quel momento, ogni giorno, per mesi, Lorenzo si preoccupa di portare a Primo una gavetta di zuppa, togliendola dalla sua misera razione o elemosinandola in giro. Grazie a quell’aiuto, Primo sopravvive, torna a casa e diventa uno dei più noti testimoni della Shoah. Una storia di amicizia potente e silenziosa, dove l’umanità e il coraggio sconfiggono l’odio e la paura.
Perché leggerlo in classe
- Per scoprire come l’umanità e l’amicizia possano sopravvivere persino nell’orrore di Auschwitz.
- Per dimostrare che un piccolo gesto quotidiano, come donare una zuppa, può avere il potere di salvare una vita.
- Per raccontare la Shoah da una prospettiva inedita: quella di un “Giusto” che ha scelto di agire, parlando di coraggio e responsabilità morale.
- Per integrare la lettura di Primo Levi, capendo come la sua testimonianza sia stata resa possibile dall’aiuto di un altro.
- Per sviluppare l’empatia, spingendo gli studenti a chiedersi: “Cosa avrei fatto io al loro posto?”.
Leggi le parole dell’autore
Leggi la riflessione di Carlo Greppi sui motivi che l’hanno spinto a raccontare questa storia.
















