Ricordando Piero Terracina

By 9 Dicembre 2019 Senza categoria
piero terracina
Si è spento l’8 dicembre, all’età di 91 anni, Piero Terracina, uno degli ultimi sopravvissuti al più grande campo di sterminio nazista: quello di Auschwitz-Birkenau. Arrestato e deportato nel 1944, fu l’unico della sua famiglia a farne ritorno.

Ricordiamo la sua attività instancabile di testimonianza e il suo lavoro con le scuole, con un estratto della prefazione di Walter Veltroni a Il commerciante di bottoni di Erika Silvestri, romanzo che racconta la storia di Piero Terracina ai giovani lettori. Per non dimenticare.

Leggere provoca dentro di noi sensazioni, pensieri, immagini. Leggendo Il commerciante di bottoni, tra la profonda emozione che mi ha colto, le riflessioni che mi hanno preso, le mille scene che sono scorse davanti ai miei occhi, un’immagine su tutte mi è sembrato riassumesse il senso di queste pagine. Quella di un uomo anziano che racconta, che risponde alle domande di una giovane donna che parla con lui. Che lo ascolta. Quell’uomo ha una storia tremenda da rievocare. La storia sua, la storia di tanti. Cose che sono state. Cose che arrivano da un passato che ha segnato la sua anima e quella di chi, come lui, ha sentito sulla sua pelle il morso dell’orrore. […]

Quell’uomo si chiama Piero Terracina. Da anni respinge e combatte la paura che di tutto questo dolore non rimanga più nulla proprio con il racconto di quello che ha significato essere ebrei durante il fascismo e il nazismo. Racconta la storia del rastrellamento del ghetto di Roma, la deportazione nei campi di sterminio. Parla di Auschwitz, e ad Auschwitz torna spesso, accompagnando i ragazzi delle scuole di Roma nel progetto sulla memoria con il quale il Comune di Roma vuole mantenere vivo il ricordo di quello che è stato. Affinché non si disperda al vento di un presente distratto e superficiale, tentativo di negare o minimizzare un progetto di sterminio che ha lasciato una ferita enorme nella storia degli uomini.

In ogni occasione in cui è possibile farlo, Piero allarga il suo tappeto di ricordi, e li fa vivere. Guarda attraverso i suoi occhiali spessi davanti a sè e spiega a ognuno di noi come e cosa può generare l’aberrazione dell’uomo.